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Borgo storico

Bibbiena,

Un centro di impronta rinascimentale, arroccato su un colle caratterizzato da palazzi signorili, chiese ricche d'arte e importanti musei.

Comune diBibbiena
ProvinciaArezzo

Un centro di impronta rinascimentale, arroccato su un colle caratterizzato da palazzi signorili, chiese ricche d'arte e importanti musei.

Il centro storico di Bibbiena è ricco di architetture sacre e civili di grande interesse. Tra le chiese, la più importante è la propositura dei SS. Ippolito e Donato, che sorge nel luogo in cui si trovava la cappella del castello dei vescovi aretini, abbattuta per rappresaglia dopo la Battaglia di Campaldino del 1289. Intorno al 1314 il vescovo Guido Tarlati fece ricostruire un nuovo oratorio a croce greca sopra quello precedente. La chiesa attuale, a croce latina, è figlia dell’ampliamento del XV secolo che cambiò anche l’orientamento dell’edificio. L’interno è un prezioso “contenitore” di arte sacra, con opere che vanno dal XIII al XVII secolo.

Spostandoci lungo via Berni si incontra l’oratorio di San Francesco, con l’interno rococò e la facciata neoclassica, iniziato nel 1736 e concluso nel 1829. Su via Dovizi si trova la quattrocentesca chiesa di San Lorenzo, che custodisce due splendide pale d’altare in terracotta invetriata di primo Cinquecento, raffiguranti la “Natività con l’adorazione dei pastori” e la “Deposizione di Cristo” di Andrea e Girolamo della Robbia. Le vestigia dell’antico castello di Bibbiena si possono ancora notare in piazza Tarlati, dove spicca la Torre dell’Orologio. A breve distanza si trovano la Torre e la Porta dei Fabbri. Nella sottostante via Berni sono presenti, invece, una monofora romanica e un portale gotico, sempre da riferire al fortilizio medievale.

Tra i palazzi storici degni di nota vanno ricordati il trecentesco Palazzo del Podestà di piazza Tarlati, il quattrocentesco Palazzo Martellini-Biondi di via Cappucci e i cinquecenteschi Palazzo Dovizi nell’omonima via e Palazzo Poltri nell’omonima piazzetta. Al Seicento appartengono Palazzo Marcucci-Poltri di via Scoti Franceschi e Palazzo Marcucci-Mazzoleni e Palazzo Niccolini di via Berni. Quest’ultimo oggi è sede del Municipio di Bibbiena e del Museo Archeologico del Casentino “Piero Albertoni”, che ospita una collezione di oggetti con i quali è possibile conoscere la storia del Casentino dalla preistoria al primo medioevo. Settecenteschi sono Palazzo Vecchietti-Poltri di piazza Tarlati, Palazzo Scoti Franceschi nell’omonima via e Palazzo Ferri di via Berni. Il Teatro Dovizi è infine un gioiellino ottocentesco fondato grazie all’Accademia degli Operosi.

Un chilometro a est del centro storico, con il Monte della Verna sullo sfondo, si trova il Santuario di Santa Maria del Sasso, monumento nazionale sorto dove avvenne un’apparizione mariana il 23 giugno 1347. Secondo la tradizione la piccola Caterina ricevette da una donna vestita di bianco delle fave, che quando furono aperte si rivelarono piene di sangue, presagio della terribile peste che sconvolse l’Europa nel 1348, da cui Bibbiena rimane immune. Sul luogo sorse un piccolo oratorio, che nel secolo successivo fu dotato di ospizio per i pellegrini e nel 1468 venne affidato ai frati domenicani fiorentini di San Marco. Nel 1495, su iniziativa di Girolamo Savonarola, divenne convento. La chiesa custodisce, al suo interno, numerosi capolavori di arte e fede, soprattutto di epoca rinascimentale, che ne fanno il luogo bibbienese più visitato anche dai turisti.

Dal 2023 Bibbiena si fregia del titolo di “Città della Fotografia”. L’ex carcere mandamentale, subito fuori dal centro storico, è infatti sede del CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore, fondato nel 2005 su iniziativa del Comune di Bibbiena e della FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Nel 2016, inoltre, è nata la Galleria a Cielo Aperto, primo esempio in Europa di museo della fotografia outdoor in un centro storico. Chi passeggia per i vicoli medievali può così ammirare, sulle mura degli antichi palazzi, una straordinaria mostra permanente dedicata ai grandi fotografi italiani.

Per gli amanti delle rievocazioni, infine, nel mese di febbraio si svolge a Bibbiena il “Carnevale Storico – Rievocazione della Mea”, manifestazione che affonda le origini nel XIV secolo e attira ogni anno tanti visitatori, in cerca di suggestioni medievali e atmosfere magiche.

Storia

La zona era abitata già nell'antichità, come testimoniano i numerosi insediamenti etruschi e le ville romane rinvenuti nei dintorni; la fondazione del paese risale al 979 d.C. Le vestigia medievali sono oggi poche a causa dei numerosi saccheggi subiti fino alla fine del XV secolo, dopo i quali il borgo assunse il suo aspetto rinascimentale. Alla città è legata la famiglia dei Galli, detti "Bibiena" dalle loro origini, che per oltre 150 anni lavorò come pittori, architetti e scenografi presso le principali corti d'Europa.

Nella seconda metà dell’XI secolo il territorio di Bibbiena apparteneva agli influenti vescovi di Arezzo, che vi fecero erigere un castello a controllo di una fondamentale via di comunicazione tra Arezzo e il Casentino. Guardando la “prima valle dell’Arno” dalla spettacolare terrazza panoramica di Piazza Tarlati, si comprende in pieno la posizione strategica dell’insediamento.

Nel corso del Duecento si sviluppò anche un borgo fortificato intorno al maniero, mentre più a valle si trovava il mercatale dedicato ai commerci.

Il luogo si riprese nei primi decenni del Trecento, quando il vescovo Guido Tarlati instaurò una signoria “de facto” ad Arezzo e fece di Bibbiena un suo caposaldo. A lui succedette il fratello Pier Saccone Tarlati, che dominò sul castello casentinese fino al 1356. Il XV secolo fu un periodo turbolento. Un nuovo saccheggio fu perpetrato nel 1440 dalle masnade di Niccolò Piccinino, al soldo dei Visconti di Milano, mentre nel 1498 Bibbiena fu occupata dai soldati di Bartolomeo d’Alviano, al servizio di Venezia, che puntava a reinsediare i Medici a Firenze dopo la cacciata del 1494. L’assedio della Repubblica Fiorentina costrinse le truppe veneziane alla resa.

Per evitare che nuovi nemici si accampassero a Bibbiena, nel 1509 Firenze fece smantellare le antiche mura. Il Cinquecento fu tuttavia un secolo di ripresa architettonica ed economica per il centro casentinese, che entrò a fare parte del Granducato di Toscana dal 1569 e ne seguì le sorti fino alla nascita del Regno d’Italia nel 1861. Tra i bibbienesi illustri nei secoli, va ricordato il cardinale Bernardo Dovizi, nato nel 1470, che fu una figura di spicco della corte medicea come drammaturgo e diplomatico. La sua “La Calandria” del 1513 è ricordata come la prima commedia italiana in prosa e uno dei componimenti più noti del Cinquecento.

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