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Castel Focognano

Castel Focognano compare per la prima volta nella documentazione scritta nel 989, in un contratto di vendita che cita come confine la “via pubblica da Monte Focognano”, toponimo che non implica in questa forma l’esistenza del castello e neanche di un abitato; bisogna attendere il 1022 per trovare nelle fonti scritte la prima attestazione esplicita del castello. Nel 1322, il vescovo di Arezzo Guido Tarlati, dopo sei mesi d’assedio, prese il castello facendolo ardere e distruggendolo fino alle fondamenta. Secondo alcuni sarebbero state proprio le terribili distruzioni subite dal castello in questa occasione a dare origine al nome stesso del centro, ma in realtà, come abbiamo visto, il nome è attestato già da prima e con molta probabilità deriva da un nome personale romano (Voconius o Falconius). Dopo Tarlati, il castello passò prima al vescovo Buoso degli Ubertini e alla famiglia guelfa dei Giannellini. Al 1385 risale la sottomissione a Firenze e al 1404 l’istituzione della podesteria. L’antico palazzo podestarile (oggi la canonica) con la sua loggetta, con le sue eleganti colonne e i suoi stemmi, è un esempio eccellente di architettura e scultura del primo Quattrocento.

Questo complesso architettonico è il cuore del centro, insieme alla chiesa di San Giovanni Evangelista. Passando dal cuore del centro alle sue fortificazioni esterne, si incontra quella che è la struttura simbolo del paese, ossia la torre poligonale, in cui ha attualmente sede il Centro di Documentazione sulla Cultura Rurale del Casentino.

Fanno parte del territorio di Castel Focognano il borgo di Carda, situato lungo la strada che sale verso il crinale del Pratomagno, dalla struttura concentrica e dominato dalla Chiesa delle Sante Flora e Lucilla, Salutio, sovrastato dai resti dell’antico Castello residenza della famiglia dei Teri, Rassina, capoluogo del comune dal 1778 quando Pietro Leopoldo ne spostò la sede e Pieve a Socana, piccolo centro raccolto intorno alla Pieve di Sant’Antonio.

Proprio a Pieve a Socana, vi è forse il monumento più conosciuto dell’intero comune, cioè la Pieve stessa, in cui si possono leggere le tracce di tre civiltà: etrusca, romana e cristiana. L’ininterrotta sacralità del luogo è qui documentata dalla sovrapposizione di importanti edifici di culto, dei quali la testimonianza più significativa è costituita dalla grande ara sacrificale etrusca in pietra arenaria, appartenuta ad un tempio di cui resta la scalinata sotto l’abside della chiesa.

Infine ricordiamo la Torre di Bellavista, situata poco fuori dall’abitato di Rassina, ritenuta di origine longobarda e che in passato doveva avere funzione di segnalazione e avvistamento. Probabilmente ricostruita nel corso del Medioevo, in tempi recenti deve essere stata utilizzata come seccatoio, come suggeriscono la presenza di una canna fumaria e le tracce di fuliggine sulle pareti interne.

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