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Ortignano Raggiolo

Ortignano-Raggiolo è un luogo in cui l’anima si rifugia. I suoi boschi di castagni, i suoi borghi e i suoi paesaggi sono un mondo da scoprire che offre scampoli di vita vera. Il territorio è solcato dal torrente Teggina, che nasce dal massiccio del Pratomagno per poi tuffarsi nell’Arno, diventandone affluente.

La prima frazione del comune che incontriamo è quella di San Piero in Frassino, che ne è anche il centro più grande e popoloso. Da qui si raggiunge Ortignano, paese diviso in una parte a valle, più moderna, e la parte alta, arroccata sulla collina, dai tratti più medievaleggianti.

Il nome del paese deriva con ogni probabilità dal nome di persona Hortius o Hortinius ed è citato per la prima volta nei documenti nell’anno 1225, in occasione di una controversia in cui fece da arbitro l’abate Rainaldo di Capolona. L’oggetto del contendere era la presenza di alcune torri qui e nel vicino borgo di Raggiolo, che risulta quindi essere collegato a Ortignano già in epoca medievale. Nella parte alta del paese, dove anticamente sorgeva il castello, si può visitare la chiesa dei Santi Margherita e Matteo, elevata a pieve nel 1699 e recentemente restaurata.

Da Ortignano si prosegue poi per Raggiolo, riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia, una vera e propria pietra preziosa dalle mille suggestioni, un posto per l’anima. L’estate è certamente il momento migliore per visitarlo, è in autunno che si vive la magia dei colori in trasformazione. I primi giorni di novembre la festa della castagna celebra il frutto-vita di questo territorio, facendo rivivere una serie di tradizioni raccontate anche dal suo Ecomuseo, dai mulini e dai seccatoi, veri e propri monumenti alla natura.

La fondazione Raggiolo risale al VII secolo, per mano di popolazioni gote o longobarde. Più avanti divenne centro fortificato di importanza strategica, trovandosi al confine tra le diocesi di Fiesole ed Arezzo, e cambiò appartenenza politica più volte nel corso della sua storia, a seguito di guerre, assedi o donazioni. Per l’insubordinazione dei suoi abitanti, alla fine del Trecento, subì una grossa e sanguinosa rappresaglia da parte di Firenze. Le dispute terminarono definitivamente nel 1440, quando le truppe milanesi comandate da Niccolò Piccinino distrussero ed incendiarono il paese, uccidendo e disperdendo i suoi abitanti. Il castello non fu più ricostruito ma, secondo la tradizione, il paese rinacque in epoca granducale grazie all’arrivo di una colonia di Corsi.

Il paese è uno dei più belli ed affascinanti della valle, con i suoi mulini ad acqua, i suoi scorci e le sue strade in pietra. Nella piazza principale si può visitare la chiesa di San Michele Arcangelo, costruita in corrispondenza del castello dei Conti Guidi ed eretta a pieve nel XVIII secolo. Al suo interno è conservata un’immagine della Madonna con Bambino attribuita alla bottega di Donatello.

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